|
Al confine con la
Transnistria
09/12/2003
ore 19.30
Destinazione Bendery.
Sapevo che per entrare in Transnistria c'era
da superare un controllo doganale. Pensavo in realtà che
fosse una cosa blanda. Invece...
Primo posto di blocco fisso, quasi un
check-point di guerra.
Polizia moldava, mi dicono. Stop! Il segnale stradale è
inequivocabile. Ci fermiamo. Nessuno degli uomini di guardia
è interessato a noi e così ripartiamo.
Percorriamo si e no 100 metri, stessa scena. Stop! Esercito
"di pace" russo.Anche qui non siamo interessanti per
nessuno. I militari russi in mimetica e tenuta da
combattimento ci guardano e basta.
Via, si riparte. Ancora 100 metri e rivedo ancora la stessa
scena. Mi aspetto lo stesso comportamento delle due volte
precedenti, invece no. Qui ci fermiamo e scendiamo.
Stiamo per entrare in Transnistria e ci troviamo di fronte
alla polizia di frontiera della Transnistria. Ragazzi, qui si
fa sul serio!
Mia cognata deve registrarmi. E non solo me, anche mia moglie
moldava va registrata. Una formalità, ma va fatta.
Strano, penso, una cittadina moldava che deve dichiarare la
sua presenza in terra moldava. Ma qui siamo nella
"Repubblica della Transnistria Moldava". Uno stato
che per la comunità internazionale non esiste ma che qui è
realtà.
Moduli scritti esclusivamente in cirillico da
compilare. Personale di controllo che parla solo russo. E se
fossi giunto qui da solo? In quale lingua avremmo comunicato?
Niente inglese, niente tedesco, forse neanche moldavo, solo
russo. Per fortuna ho la mia traduttrice personale, mia
moglie.
In due, mia moglie e la sorella, compilano la modulistica,
scansione di una pagina del mio passaporto e di quello di mia
moglie, questo è quello che ci serve per entrare in
Transnistria.
Intanto prendiamo confidenza con i ragazzi in
divisa. In due, tra i 25 e 30 anni che probabilmente per poco
meno di cento dollari al mese vestono un'uniforme.
Chiedo, dopo aver rotto il ghiaccio, se posso scattare una
fotografia. Gli spiego, attraverso mia moglie, che vorrei
un'immagine per il mio sito web.
Sono lusingati, stanno per cedere. Non aspetto neanche la
risposta, corro in macchina a prendere la mia fotocamera
digitale.
Al mio ritorno però, trovo la risposta. I ragazzi,
imbarazzati e dispiaciuti, sono ritornati poliziotti. Non si
può, che serietà è, da parte loro, lasciarsi fotografare
dai turisti? Ci resto male anch'io, ma capisco e non insisto.
Dopo aver compiuto le formalità necessarie,
salutiamo i ragazzi. Lascio detto che se li incontriamo in
abiti civili, la foto la faccio comunque perché mi sono
simpatici.
Risposta:"Lascia che ci aiuti diversamente...". Ho
capito ma non cedo.
Siamo in Transnistria. Via... a casa.
Domenico
altro
racconto
Puoi commentare questo racconto nel forum.
Entra

Versione
stampabile
|