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Viaggio in Moldavia.

 di Folini Luca

 

 

E’ da circa un mese che mi sto preparando a questo viaggio: passaporto, patente internazionale, visto, piccolo controllo alla macchina e un pò di tempo speso sulle cartine stradali e internet per scegliere il percorso ottimale.

Mi accompagna in questo viaggio, ma in realtà sono io che accompagno lei, Natalia, ragazza moldava che lavora qua. Con mia grande sorpresa scopro che per attraversare l’Ungheria ha bisogno del visto. Ma non siamo mica nell’Unione Europea dove non esistono più dogane e c’è la libera circolazione delle persone e delle cose? Evidentemente è una regola che vale solo per i cittadini UE, mi sembra un’ingiustizia ma non posso farci niente.

Per ottenere il visto, forse anche perchè siamo in un periodo in cui molti hanno le ferie, bisogna armarsi di tanta pazienza. Ma se l’interesse ungherese è solo quello di guadagnare qualcosa alle spalle dei cittadini moldavi che vogliono tornare a casa, non si potrebbe pagare la tassa direttamente alla frontiera? Che senso ha far perdere tre giornate lavorative e una notte di sonno per spillarti 30€? Come al solito se le cose vanno fatte così è inutile arrabbiarsi e farsi venire il mal di pancia, tanto vale adattarsi, visto che non si può fare altrimenti.

Il viaggio si avvicina e mi sento sempre più nervoso: un viaggio così lungo in auto non l’ho mai fatto, chissà se la macchina resisterà e poi l’incognita di lanciarsi in una realtà che mi è stata presentata bella, ma sempre con l’incognita dello zingaro che ti raggira per rubarti i soldi o del poliziotto che ti rompe le scatole per estorcerti qualcosa.

Almeno per quanto riguarda l’auto mi faccio coraggio: ha quasi 16 anni, ma in 9 anni che la uso non mi ha mai lasciato a piedi o avuto particolari problemi... ce la farà anche questa volta.

Sono contento che siamo quasi all’ora X della partenza, almeno si passa all’azione.

Sono le 22.30 di venerdì 13 agosto, dopo una buona cena, io e Natalia saliamo in macchina e partiamo: destinazione Repubblica di Moldova.

Il percorso da seguire è fissato fino all’arrivo in Romania, poi da lì si deciderà. Inizialmente avevo pensato di attraversare la parte centrale della Romania passando da Oradea, ma durante la cena, Pavel, che ha già fatto il viaggio più volte, ci consiglia di arrivare a Timisoara e di percorrere la parte sud del paese, quasi completamente pianeggiante e almeno in teoria più veloce. L’idea ci piace.

Tracciamo il percorso della prima parte di viaggio: Sondrio-St.Moritz-Martina, da lì in autostrada Innsbruck-Vienna-Budapest, ancora un centinaio di chilometri di autostrada poi avanti fino a Timisoara.

Il viaggio non comincia nel migliore dei modi: dopo un paio d’ore di viaggio un problema alle luci ci lascia al buio per un paio di secondi, poi tutto normale. Il problema si ripresenta circa un’ora dopo in autostrada, ma questa volta pare proprio si sia rotto qualcosa. Almeno gli abbaglianti in qualche modo funzionano e così raggiungo la prima stazione di servizio.

Sono circa le 2 di notte, senza luci siamo fermi fino a quando non fa giorno... accidenti, non ci voleva. Natalia mi incoraggia, devo riuscire a fare qualcosa: deve essersi guastato l’interruttore sul cruscotto, lo strappo via e con un paio di fili (mi ero portato una piccola borsa degli attrezzi) riesco in qualche modo a sistemare la cosa, i fari funzionano di nuovo, si può ripartire. Verso le 4 ci fermiamo in una stazione di servizio e dormiamo un paio d’ore in macchina poi di nuovo in viaggio. Siamo ancora in Austria e proviamo a fermarci 3-4 volte in cerca del pezzo rotto. L’unica cosa che riesco a trovare è una multa di 21€ per uno stop non fatto, nel senso che ero quasi fermo e vedendo che non arrivava nessuno, tra l’altro in una zona in piena campagna, ho proseguito senza fermarmi. Mi sono rotto le scatole, abbiamo già perso almeno un paio d’ore, il pezzo lo cercherò in Romania o Moldavia tanto per adesso le luci vanno.

Arriviamo alla dogana ungherese, Natalia è nervosa e non capisco perchè. Controllano i passaporti e allora capisco: i cittadini moldavi sono trattati come delinquenti e il controllo del passaporto si protrae per alcuni minuti poi comunque tutto ok e si riparte.

I chilometri passano, arriviamo a Budapest, Szeged e finalmente siamo alla dogana di Cenad con la Romania. A dir la verità non è la dogana che avevamo in mente di fare, ma visto che dovevamo andare a Timisoara, le indicazioni per questa città ci indirizzano là.

Anche qui solito controllo “preferenziale” al passaporto moldavo. Lei sa già della cosa, ma io che conoscevo solo la tranquillissima dogana svizzera ci resto male. Un sorriso che caratterizza quasi sempre il mio viso, alle dogane comincia ad affievolirsi e al ritorno riesco a mantenere un’espressione abbastanza seria e distaccata: meglio non innervosire il personale della dogana.

Entriamo in Romania, siamo stanchi del viaggio e il paesaggio che incontriamo non aiuta di sicuro a risollevare il morale: la zona di Cenad è molto povera, si incontrano le prime case rumene con la classica architettura. Verso le 18 di sabato 14 arriviamo a Timisoara: la città appare abbastanza caotica, seguendo le scarse indicazioni di una guida sulla Romania cerchiamo un hotel, ma non troviamo niente che ci ispiri; decidiamo di andare nel campeggio. Dopo poco meno di 1 ora di giri a vuoto finalmente lo troviamo, ci parcheggiamo, montiamo la tenda, doccia, cena e finalmente a letto.

La mattina si riparte verso sud, guardo con curiosità le macchine romene “Dacia” e le strade, che in effetti non sono bellissime ma in questa zona neanche brutte come immaginavo. Si attraversano paesi, ovunque indicazioni “Vulcanizzare” (il gommista) e “piese auto” (i pezzi di ricambio) che mi fanno sorridere perchè ce ne sono ovunque.

La strada è abbastanza veloce ma un pò noiosa, troppa pianura, l’ambiente non è brutto ma ci annoia e così arrivati a Drobeta puntiamo su Targu Jiu verso un territorio più collinare e gradevole ai nostri occhi.

Cominciamo ad incontrare sulla strada i contadini che vendono verdura, grappa e olio di girasole; questi mercatini improvvisati si trovano un pò ovunque e i prodotti offerti variano a seconda delle zone: verdura, frutta, miele, formaggio, olio, lamponi e mirtilli.

Alla sera arriviamo a Horezu. Vogliamo fermarci nel campeggio ma la “reception” è deserta e così a malincuore puntiamo sul motel. Si spende poco, 10€ in due, ma era sicuramente meglio dormire in tenda, d’altra parte per quei soldi non si poteva pretendere chissà cosa, qua in Italia per quella cifra non ti fanno vedere nemmeno la stanza (ho esagerato un pò!).

La mattina di lunedì si riparte. Nella zona vicino a Horezu ci sono diversi monasteri, proviamo ad imboccare una strada: dopo una decina di chilometri raggiungiamo un monastero, ma sembra non sia possibile visitarlo e così torniamo indietro. Andando verso Brasov attraversiamo una zona collinare molto bella, se c’era più tempo era bello fermarsi almeno un giorno... sarà per un’altra volta. Attraversiamo Brasov, una zona troppo turistica per i nostri gusti, molte bancarelle che vendono souvenir, tanta gente per strada. Proseguiamo verso Bacau. Il sole inizia a scendere, dobbiamo trovare un alloggio per la notte. Passiamo Bacau e dell’alloggio ancora nessuna traccia. La guida che avevamo consigliava degli alloggi in città, ma vista l’esperienza con Timisoara, ci viene male a pensare di dover girare per la città, senza essere sicuri di trovare qualcosa che ci vada bene.

Andiamo avanti. Alla fine a metà strada da Vaslui, ormai stanchi di viaggiare e pronti a cogliere ciò che l’ambiente ci propone, ci infiliamo con la macchina in un bosco, ceniamo e poi ci mettiamo a dormire in macchina. Si poteva montare anche la tenda, ma ci da (almeno a me) più sicurezza dormire in macchina. Alla mattina colazione con tè caldo e viveri vari e si riparte: se tutto va bene in mattinata dovremmo arrivare a Chisinau.

Passiamo la dogana romena di Albita. Alla dogana moldava di Leuseni comincio subito nel migliore dei modi: un cartello che indica la direzione delle auto mi trae in inganno e così imbocco la direzione sbagliata, sequela di insulti dei doganieri (che fortunatamente non capisco ma che poi Natalia mi spiega – ci vanno giù pesanti, ma lì sembra una cosa normale). Passiamo la dogana, pago la tassa per l’ecologia (ho dovuto sponsorizzare anche il funzionario perchè mi ha fatto il minimo) poi un’altra tassa (5€) che ripago anche all’uscita perchè ho perso (o non mi hanno dato) la ricevuta.

 

Finalmente siamo in Moldavia, il paesaggio è gradevole, le montagne non mi mancano per niente. Alle 11 circa arriviamo a Chisinau, Natalia è a casa, è ormai più di un anno che è via, io invece mi sento un pò disorientato: il caos della città, i mini taxi e uno scenario che immaginavo totalmente diverso.

Parcheggiata la macchina ci rechiamo all’ufficio passaporti per la registrazione del mio ingresso in Moldova, pensavo che fosse una cosa veloce, da sbrigare in 15 minuti, invece ci ritroviamo in un corridoio insieme a una ventina di altre persone, è molto caldo, non ci sono finestre e la cosa sembra andare per le lunghe: sono le 13, speriamo di essere a posto con tutto per le 16.45, ora in cui chiude l’ufficio. Alla fine, con tanta pazienza (ma ormai ci sono abituato), va tutto bene e alle 17.00 sono registrato e possiamo proseguire con i nostri programmi.

Passiamo 5 giorni a Chisinau: affittiamo un appartamento in zona Albisoara, a 15-20 minuti a piedi dal centro, la zona non è brutta, anche se la prima sera, tornando a casa incuteva un pò di paura.

L’appartamento è pulito e abbastanza bello, ma la cosa che subito mi ha colpito è la porta d’ingresso. Probabilmente era già stata scassinata almeno uno volta, a giudicare dai segni sullo stipite e sulla porta, e una visita l’avrebbero fatta anche a noi se avessero saputo che alloggiavamo lì.

I giorni in città sono passati in maniera abbastanza caotica, passando da pranzi e cene con conoscenti e amici di Natalia, a tour de force al mercato e in negozi per comperare roba che serviva a noi e regali da portare in Italia.

Sicuramente durante la permanenza a Chisinau non ci siamo annoiati, l’unico rimpianto è quello di non aver potuto visitare bene la città... sarà per un’altra volta.

Lunedì 23 agosto di buon ora (sveglia alle 6.30) prepariamo le borse, carichiamo la macchina e via verso il nord (nei pressi di Edinet) dove vive la nonna. Sono circa 200km, ma dato che ho già preso una “multa” per eccesso di velocità, cerco di rispettare i limiti e ci vogliono più di tre ore per arrivare a destinazione. Natalia mi richiama puntualmente se corro troppo, la cosa a volte mi innervosisce, ma so che ha ragione.

Dalla nonna siamo in piena campagna, si conduce una vita semplice, l’ambiente è rilassante. A Chisinau invece mi sentivo sempre piuttosto nervoso; non ci è mai successo niente, ma si era sempre abbastanza vigili per evitare sorprese. Un consiglio: se andate là è meglio che il marsupio, che sembra il mezzo più sicuro per non farsi soffiare soldi, cellulare  e documenti, è meglio che lo lasciate a casa. Il secondo giorno che siamo stati in città ad un mercatino di ferramenta e pezzi di ricambio (vicino ad un parco dov’erano in mostra aerei, cannoni ecc), con il marsupio mi sentivo troppi occhi addosso, era come avere appeso un cartello “sono un turista, ho soldi e posso essere rapinato facilmente”, infatti dal giorno successivo, anche su consiglio di gente incontrata a cena, tenevo qualche soldo in tasca, mentre i documenti e il resto li portava la mia ragazza nella borsa.

Secondo il programma di viaggio dovevamo fermarci 3 giorni dalla nonna e poi intraprendere il viaggio di ritorno con visita ai monasteri nel nord della Romania. Purtroppo una specie di influenza mette a letto prima me e colpisce poi anche Natalia, così prolunghiamo di una paio di giorni il soggiorno dalla nonna.

Povera “bunica” (nonna in moldavo si dice così, ma non ho idea di come si scriva), almeno lei è stata contenta che la nipote che non vedeva da tanto tempo si sia fermata un pò di più.

Sabato 28 agosto, verso le 10, dopo aver caricato la macchina di cose buone che prepara la nonna e fatti i saluti di rito ripartiamo per tornare in Italia. Sulla macchina potevamo mettere anche la croce rossa come l’ambulanza: io non ero ancora completamente rimesso e Natalia stava anche peggio di me... a guardare la voglia saremmo ancora restati lì, ma si doveva rientrare al lavoro, già saremmo arrivati con un giorno di ritardo, non si poteva rimandare ulteriormente.

Scendiamo verso Chisinau per andare alla dogana di Leuseni. Si poteva passare anche per una dogana a nord di Edinet, ma ci è stata consigliata: i transiti sono pochi e si corre il rischio che i doganieri rompano le scatole; in più il tratto di strada potrebbe essere frequentato da banditi. Meglio non rischiare e fare qualche chilometro in più. A proposito di banditi ci è anche stato sconsigliato di viaggiare sulla strada Leuseni-Chisinau durante le ore notturne per evitare incontri spiacevoli. Forse sono timori infondati, ma è meglio ascoltare certi consigli.

I chilometri passano tranquilli, sempre nel rispetto dei limiti, speriamo che la polizia non ci faccia ancora qualche sorpresa prima di uscire dal paese. Tutto sembra andar bene, ma a 5km dalla dogana la seconda “multa” in Moldova... poi in dogana abbiamo dovuto ripagare una tassa perchè avevo perso la ricevuta. Si arriva alla dogana romena: la macchina è visibilmente carica, se ci controllano tutto è una tragedia: tra caricare e scaricare ci vorrà sicuramente più di un’ora. Alla fine ungiamo gli ingranaggi e così andiamo via lisci. Non avevamo nulla da nascondere, ma se vogliono romperti le scatole hanno i mezzi e la possibilità per farlo, meglio investire qualche euro così.

Per il ritorno proviamo ad attraversare la parte centrale della Romania: puntiamo su Bacau, Piatra Neamt, poi sulla cartina vedo una scorciatoia per andare verso Targu Mures. Sono ormai le 20 quando la imbocchiamo.

Appena usciti dalla strada principale, il fondo comincia ad essere più sconnesso. Natalia mi chiede se sono sicuro della scelta fatta. Sicuro no, qualche dubbio mi viene, ma la cartina che avevamo era un pò scarsa; chi poteva immaginare che quella strada ci avrebbe portato a salire fino a 1200m per poi ridiscendere dall’altra parte? Messi nel cassetto i dubbi si avanza: prima pianura, poi si comincia ad entrare nel bosco e a salire, peccato che sia buio, l’ambiente sembra veramente bello. La strada continua a salire e diventa sempre più rovinata. Attraversiamo un agglomerato di hotel, deve essere una zona turistica, si potrebbe trovare un alloggio, ma la zona non ci ispira, andiamo avanti. Sono ormai le 22 quando su un tornante si apre un pascolo/bosco accessibile con la macchina: vediamo com’è... okkey si può fare, montiamo la tenda, ceniamo in macchina e poi a letto. Il bello della Romania è questo: se trovi un posto che ti piace, possibilmente un pò lontano dalla strada e non dai danno a nessuno, piazzi la tenda e ti fermi a dormire, senza dover cercare un campeggio e dover dividere quel pezzo di natura con altri; certo ci si deve adattare al gabinetto all’aria aperta (che è sicuramente meglio di certi gabinetti senza acqua in Austria) e a lavarsi meno di come si è abituati a casa.

 

La mattina ci alziamo alle 7.30, la zona lì attorno è molto bella, colazione e poi via si riprende a salire e la strada sempre brutta. Comincia a venirmi qualche dubbio sulla bontà della scorciatoia... la prossima volta cambiamo strada, non per altro, ma perchè questa l’abbiamo già fatta (non potevo mica dire di aver sbagliato in pieno ehehehe!!!!). La strada comincia a scendere, si avanza quasi sempre in prima a meno di 30km/h, sia per non rompere i vasi delle conserve che la macchina che ci deve riportare a casa. Mano a mano che si scende la strada migliora e la media di velocità aumenta, attraversiamo paesi, passiamo per Targu Mures, Cluj Napoca e andiamo verso Oradea. E’ caldo, il mezzodì è passato da un pò e gli unici posteggi indicati sono al sole a lato della strada; proseguiamo, ci dovrà pur essere un prato con pianta e ombra in cui fermarsi a pranzare. Basta aver pazienza e dopo alcuni chilometri il luogo per pranzare ci si presenta davanti: con la golf entro nel pascolo e percorro alcune decine di metri, fino a raggiungere il luogo del pic-nic.

Verso le 17 siamo alla dogana Romania/Ungheria, che passiamo senza problemi, l’unica cosa è che non mi timbrano il passaporto in uscita, magari non serve e comunque non mi sembra il caso di tornare in dietro a far presente la cosa e così andiamo avanti verso Budapest, da qui in autostrada verso Vienna. Nei pressi della dogana ungherese (che poi invece è austriaca) coda di macchine. Perdiamo circa un’ora, è quasi l’una di notte. La cortesia del doganiere è esemplare, gli avrei dato volentieri quattro bastonate, sbraita che manca il visto, glielo indichiamo (quello di transito ungherese), ma è la dogana austriaca, serve il permesso di soggiorno in Italia. Bastava saperlo... comunque dopo 5 minuti siamo liberi e ripartiamo.

Natalia ha sonno e anch’io comincio ad essere abbastanza stanco. Attraversiamo la dogana e ci fermiamo in un posteggio dove passiamo la notte dormendo in macchina. Alla mattina colazione e poi via verso casa... ancora 900km poi ci siamo. Analizziamo la situazione, siamo contenti di tornare in Valtellina, ma stavamo bene anche in viaggio... l’unica sensazione chiara è un senso di rilassamento una volta usciti dalla Moldova. Questa sensazione è condivisa da entrambi e non si capisce a cosa sia dovuta: sarà la paura di incontrare il poliziotto che regolarmente, se vede in tempo la macchina con targa italiana, ti ferma in cerca di “cibo”? Forse è qualcosa meno palese, ma non saprei dire cosa. Interessante è che anche una signora moldava incontrata a Chisinau che vive in Romania ha detto di provare la stessa sensazione.

Passiamo Vienna, Salisburgo, Innsbruck; l’autostrada finisce. Dobbiamo percorrere gli ultimi 160-170km.

Entriamo in Svizzera: il paesaggio è bello, impeccabile la pulizia ma c’è qualcosa che non va: posti in cui ci si possa fermare a mangiare (il prato con l’ombra) senza paura di incorrere nelle ire di qualche contadino, non se ne incontrano. Alla fine decidiamo di rischiare e ci fermiamo in un prato a pranzare; l’erba è corta e i rifiuti lì portiamo via con noi, se qualcuno ha da lamentarsi pazienza.

La Svizzera non ci piace, il paesaggio è piacevole, ma ovunque cartelli che indicano il divieto di campeggio. Di campeggi sulla strada se ne incontrano, ma di solito il prato è piccolo e le tende tante... meglio in Romania, dove si può fare il campeggio selvaggio.

Alle 19 di lunedì 30 agosto siamo a casa mia, ancora 10 km ed è a casa anche Natalia.

Tiriamo le somme del viaggio:in totale abbiamo percorso circa 5300km. A parte i calcoli dei tempi occorrenti a tavolino, in realtà, occorrono tre giorni per percorrere 2100km, viaggiando complessivamente circa 35 ore (il tutto calcolato sul tragitto fatto al ritorno). In autostrada abbiamo percorso circa 1000km, per il resto, in parte dell’Ungheria e in Romania e Moldavia si viaggia a medie inferiori ai 60-70 km/h, per l’assenza di autostrade e la presenza di molti paesi in cui occorre ridurre la velocità.

In Moldova ho preso due multe, regolate direttamente con i poliziotti, non che lo pretendessero, ma cominciavano a dirti che dovevano ritirarti la patente (internazionale), farti un permesso provvisorio e la multa la dovevi pagare a quella tal banca, al che Natalia contrattava e con 13-15€ si era liberi da ogni altro onere. In totale tra dogana e multe se ne sono andati più di 50€; se volete un consiglio portatevi alcuni biglietti da 5€, se dovete sponsorizzare e avete solo il biglietto da 10 il resto non ve lo danno. Sulla cosa comunque non si fa una tragedia, alla fine i soldi che ho risparmiato di benzina se li sono ripresi qua e là.

Prima di andare in Moldova mi immaginavo di trovare, almeno per quanto riguarda Chisinau, un ambiente completamente diverso. Avevo letto da qualche parte che era una città agricola, non che sapessi esattamente cosa volesse dire, ma mi immaginavo una specie di paesotto con le dimensioni di una città. Al nostro arrivo in città sono restato colpito dal centro e dai suoi negozi, palazzi di 3-4 piani pieni di negozi, poi il mercato: un mare di persone e di mercanzia. Quasi ovunque si trovano uffici di cambio, ma non mi sembra che l’afflusso di turisti (che mi sembrano gran pochi) possa giustificarne il numero. Natalia mi spiega che dato che un buon 30% dei moldavi lavora all’estero, questi uffici lavorano per cambiare la valuta che importano.

L’altro aspetto della città si scopre fuori dal centro: una cittadina tranquilla che lascia spazio a palazzoni enormi, segnati dal tempo e dalla mancanza di manutenzione, zone che di notte ti incutono un certo timore, ingiustificato almeno per l’esperienza di questo primo viaggio. In campagna poi la situazione cambia di nuovo: si vive dei prodotti della terra, magari aiutati dai soldi che i figli e i nipoti emigrati all’estero mandano a casa; è una vita semplice, completamente in contrasto con la città, o meglio con quell’aspetto capitalistico di Chisinau che emana dal centro.

Siamo appena tornati ma si ripensa già a quando si tornerà: la prossima volta se si riesce prenderemo più giorni di ferie, per viaggiare con maggior calma e visitare qualche luogo in più. Lo stress per trovare un alloggio ormai non ci tocca più: se si riesce a piazzare la tenda altrimenti si dorme in macchina.

 

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