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Un viaggio senza fine...

 

di Lilia
Scritto il 15/09/05

Era un caldo d'estate ,pieno d'emozioni(1999),avevo superato gli esami del secondo anno d'università con ottimi voti. La professoressa di francese mi consigliava di prendere per il terzo anno il corso di francese facoltativo ,cosi quando prendevo la laurea potevo insegnare anche il francese a parte la lingua ivrit e idisch e lingua e letteratura romena,ma per me i consigli erano inutili perché sapevo già che dovevo partire per l'Italia.

Tutto l'estate è passato tra lunghe attese per la risposta del visto ed ecco che alla fine di agosto arriva la notizia,dobbiamo partire. Il mio ragazzo mi aspettava in Italia e l'idea è stata la sua di chiamarmi in Italia dicendomi che troverò subito un lavoro e che lui era ben sistemato con casa e lavoro. Io ho pensato :vado li,guadagno un po' di soldi e per dicembre torno a casa a continuare gli studi.

27 agosto è il giorno di partenza. Pochi saluti ,non sapevo se arriverò o meno quindi non volevo spargere la voce. Mi sveglio la mattina presto ,la mia sorellina dormiva quindi ho preferito non svegliarla,solo un bacetto sulla guancia.Mia mamma mi accompagnò al pullman che sta proprio vicino casa mia. Io e la mia fatidica valigetta preparata con cura,mi avevano consigliata di prendere il necessario e basta.
Per le 8.00 stavo a Chisinau,ho notato che a posto del pulmino di 10 persone come era previsto eravamo in 46 su un pullman tra cui anche 3 minorenni. Là incontro la fidanzata di un ragazzo che stava insieme al mio fidanzato in Italia,facciamo subito amicizia e prendiamo i posti vicini.Verso mezzogiorno la partenza. Alla dogana di Moldavia tutto bene,sono scesi solo l' accompagnatori,hanno parlato con i doganieri,nemmeno hanno controllato i passaporti che li teneva tutti un accompagnatore ,noi nemmeno li abbiamo visti se erano con visto o meno.In Romania idem,niente controlli,è entrato un doganiere e ci ha chiesto dove andiamo e noi tutti in coro abbiamo risposto che andiamo in un villaggio in Romania in vacanza,cosi ci era stato detto prima.Il doganiere si avvicina a una ragazzetta e gli chiede quanti anni ha,era una delle minorenni e li chiese anche se era vero che andiamo in villeggiatura, lei confermò ma il doganiere li rispose con uno sguardo incredulo.In Ungheria la sorpresa,ho scoperto che sui passaporti non c'èra il visto per l'Italia ma solo per Slovenia quindi ho capito che dalla Slovenia passeremo clandestinamente.
Eccoci arrivati in Slovenia,albergo con tre stelle compreso colazione e pranzo. Bellissime giornate,sole, mare adriatico ma...la nostra meta era un altra. Gli accompagnatori sono andati via dicendo che vanno a pendere un pulmino in Italia e che pian-piano faceva passare tutti dal altra parte.

Per il pranzo c'èra un grande buffet dove c'èra di tutto è di più. I più svegli di noi facevano il giro della tavolata 2 ,3 volte e poi riempivano le tasche di merendine e formaggini per la sera visto che la cena non c'era compressa. A dire il vero tutti ci guardavano un po' sospetti.
Passiamo due giorni ma l' accompagnatori non si fanno vivi e noi cominciamo a preoccuparci.
Io rintraccio mio fidanzato con il telefono del albergo e lui mi da una terrificante notizia,i nostri accompagnatori sono stati arrestati e noi in 46 abbandonati in un albergo sul mar adriatico,e l'albergo era pagato solo per 3 giorni quindi dovevamo lasciarlo.
Insieme a noi c'era una ragazza che èra gia passata clandestinamente e il mio ragazzo si mette d'accordo con lei per aiutarci a passare la frontiera. Non sapevamo che fare,come comportarsi con gli altri,loro non sapevano nulla. la ragazza ci aveva avvertito che se diciamo a qualcuno non ci aiuterà a passare la dogana. Nella nostra stanza c'era una ragazza de la mia età e mi faceva tanta tenerezza quindi li ho spiegato quello che era successo e di prendere provvedimenti insieme agli altri. Io e l'amica mia zitte prepariamo i bagagli e scappiamo.Prendiamo un taxi che ci porta a Nova Gorizia,scendiamo vicino a un parco.Là contatto di nuovo telefonicamente il fidanzato,lui mi dice che sta a Gorizia,praticamente l'altra metà della città di Nova Gorizia in Italia e mi aspetta insieme al fidanzato del amica mia. Mi dice anche che non dobbiamo prendere assolutamente nulla dei nostri bagagli per facilitare il passaggio e nemmeno i passaporti.Eravamo in una situazione disperata. In quel parco abbandono la mia valigia con i miei vestiti,il più grande dispiacere era per il mio vestito del galà di fine scuola. Prendo solo la mia minuscola borsetta dove centrava solo il mio album con tutti i miei bellissimi ricordi,quello non potevo abbandonarlo,era troppo per me.
Libere di ogni peso ,tranne quello della mente,ripartiamo per avvicinarsi alla frontiera.
La ragazza aveva detto che è facilissimo,che c'è una recinzione alta un metro e mezzo da passare e sei in Italia.
Era ancora giorno,vicino alla dogana c'è una stazione dei treni .La ragazza ci consiglia che meglio dividersi per un po' che cosi sembriamo troppo sospetti. Io e la mia amica ci mettiamo sedute su una panchina della fermata e dopo pochi istanti perdiamo di vista la ragazza.Ci ha abbandonate. Eccoci rimaste sole,in due. Che facciamo?
Siamo avvicinate alla recinzione, effettivamente non era difficile passare,dal altra parte c'èra gente che camminava e ci guardavano con sospetto. Abbiamo capito solo la parola polizia. Abbiamo pensato,meglio passare di notte che è più buio e si vede meno. Qui ci siamo disfatte dai passaporti come siamo state consigliate,li abbiamo messi sotto un pezzo di ferro vicino a una casetta abbandonata che stava lungo lo stradone. Sempre vicino a questa casetta abbiamo aspettato finche è diventato buio. A un certo punto si sono accese certe luci che èra più luminosa della luce del giorno,fregate.Abbiamo deciso di camminare lungo la carreggiata della strada che era ricoperta di fratte e alberi,forse troveremmo un posto migliore per passare e meno illuminato. Ci avviciniamo alla recinzione di rete nascosta dalle fratte e intravedo un passaggio.Appena ci avviciniamo,sbucca da li un omone che ha cominciato a parlare in una lingua che non conosco ma noi gia eravamo in fuga e lui che ci chiamava, ma non a voce troppo alta. Siamo nascoste dietro a un pullman che èra parcheggiato lungo la carreggiata,o forse èra uno di quelli per venditori ambulanti. Inizialmente abbiamo pensato che sia un poliziotto,dentro di me ho detto:meglio,cosi ci arresta e magari ci rimanda a casa. Stando in silenzio dietro al pullman abbiamo sentito delle voci di donna e stranamente in una lingua conosciuta,si erano moldave.
Quindi abbiamo deciso di andare li e vedere che succede tanto non c'èra tanta scelta. Siamo entrate dallo stesso passaggio dove era sbucato l'omone su una cinquantina d'anni e insieme a lui incontriamo tre donne sui 45 anni che erano con noi sul pullman quali abbiamo lasciato al albergo.le donne non erano tanto sorprese dl nostro arrivo,io le chiedo che vuole il omone ,loro mi spiegano che lui vuole aiutarle a passare dal altra parte.Io provo a farmi capire dal tizio,dico:tra il russo,romeno, francese,un pò di inglese qualcosa capirà.Parlando con lui in non so che lingua ho capito che lui ci aiutava a passare ma dobbiamo pagare 300$ per ognuna e se non siamo d'accordo chiama la polizia. Davanti a noi c'èra un murglione alto 3 metri in cemento armato con un filo spinato a metà altezza. Noi quei soldi non c'è l'avevamo quindi o detto se ci fa passare tutte quante con 300$. Lui fa capire che va bene, prende i soldi che aveva una di noi in mano e mi fa segno se vado con lui in machina per 5 minuti . Ho cominciato a piangere e mi veniva da darle tante di quelle botte ma sapevo che sarebbe stato fatale,lui intanto a cominciato a far salire quelle donnone sul muraglione,ero rimasta io l'amica mia,lei mi fa :dai che tu sali dopo di me,io ho detto o insieme o niente invece lei a ceduto , a cominciato a salire. A un certo punto mentre lui stava aiutando l'amica mia pe passare mi sono arrampicata sul muraglione, ho afferrato con la mano il filo spinato e per miracolo mi sono trovata dal altra parte,In Italia. E stato un vero miracolo perché nemmeno oggi mi so spiegare come ho fatto. Ma..non era finita li...
Il brutto omone era un vero bastardo,ci ha fato passare sul territorio di una fabbrica di gomme per l'auto. Tutto recintato di altri muraglioni identici a quello di prima in più c'erano delle macchine parcheggiate d'avanti ai dei uffici e si sentiva le voci della gente dentro. Le donne hanno cominciato a piangere,io invece ho preso una forza che nessuno mi poteva più fermare,ho detto:troverò la via d'uscita. Voglio sottolineare che ero la più piccola del gruppo,avevo solo 19 anni. Pian-piano abbiamo cominciato a camminare con la paura di non farsi sentire o vedere ed ecco un passaggio,un blocco di cemento del muraglione mancava e ci siamo recate da quella parte. Buio ,sotto i piedi sentivamo fruscio di non so che,forse èra una discarica,no lo so,buio totale. Ogni tanto ci chiamavamo per non perdersi,a un certo punto una di noi non rispondeva.
Ci siamo ritrovate tutte davanti a una recinzione di una casa,una di noi ha detto di passare li ma io ho detto di no perché avrebbero subito chiamato la polizia. Abbiamo camminato ancora troviamo un altra recinzione,era un cantiere,un palazzo in costruzione. Ho detto:questa è la soluzione! Era di sabato, e per logica il cantiere chiuso è anche la domenica,quindi li potevamo passare sicuri poi dopo entrare in città.
In giro si sentivano sirene della polizia,una è passata proprio davanti al posto dove stavamo noi,forse in quella notte sono passate piu persone e forse tutti moldavi dal nostro sfortunato pullman. Dal altra parte della città si sentiva la musica e delle grandi luci giravano in continuazione, forse era un concerto o forse una discoteca all' aperto.Dopo qualche ora siamo uscite in strada camminavamo noi in due e le signore in tre dietro di noi,per non essere troppo sospette. Cercavo una strada che per me fosse stata la via centrale di Gorizia per poter dare le coordinate ai nostri fidanzati.Ci siamo trovate in una strada che sembrava piu luminosa e più affollata delle altre,èra pieno di gente che si divertivano davanti ai locali. Sono entrata in un bar ,ho chiesto in francese se cambiavano dei dollari per acquistare dei gettoni per telefonare,mi hanno dato dei gettoni che in realtà erano delle monete da 500 lire . La gente mi guardava strano,infatti avevo le gambe tutte graffiate e sanguinanti ma non sentivo dolore,anzi non mi ero proprio accorta.
Ho preso le monete,poi ho trovato un telefono pubblico lungo la strada,ho provato a chiamare ma le sorprese non erano finite là,la segreteria telefonica mi comunicava che i telefonini sono irraggiungibilli. Vicino al telefono c'era un locale che a quel ora era oramai chiuso e davanti c'era una tenda dove custodivano le sedie del locale poste una sopra l'altra e incatenate,noi ci siamo rifugiate li anche perchè la polizia girava in continuazione.Di tanto in tanto io e l'amica mia uscivamo per provare a telefonare ma rispondeva la stessa segreteria .
Eravamo esauste,avevamo fame e sonno. Mi stavo quasi addormentando in piedi. Ho pensato dentro di me che se fino alla mattina non li troviamo andrò a costituirmi alla polizia.
Era quasi mattina ed era il turno del amica per telefonare,uscendo dalla tenda ha guardato in su sul marciapiede e ha sussurrato:Aurel...,era il nome del suo ragazzo. Ho pensato che sta delirando ma nelle condizioni in cui ci trovavamo non mi meravigliavo a fatto,era il minimo...
Colpo di scena,vedo un ragazzo che si avvicina a lei,lei le va incontro e l'abbraccia piangendo,io ero sbalordita,ho capito,era il suo ragazzo,a pochi passi da lui c'èra anche il mio...(attualmente ex-fidanzato)



E stato un incontro per caso,in una città sconosciuta la mia intuizione è stata piu forte di tutto..

P.S E questo è solo il mio arrivo in Italia e non è stata l'unica difficoltà incontrata in questo paese sognato,le altre sorprese stavano ancora per arrivare.
L'amica mia dopo 2 anni è tornata in Moldavia a continuare i studi all' università di medicina e abbiamo perso il collegamento,le tre signore non avevano nessun appoggio quando sono arrivate,erano solo con la speranza di trovare un lavoro ma non ho saputo più niente.

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