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Il  viaggio indimenticabile
seconda parte

 

di Gherta
Scritto il 13/10/05

Sono 3 giorni che non mangio. Rimaniamo in 4, gli altri con i 2 bambini sono stati caricati da una macchina per portarli non sappiamo dove. E ci dicono che entro 1 ora ci verranno  a prendere con una altra autovettura. Ci rifugiamo in un tunnel e stiamo tutta la notte a freddo. Non dormiamo, abbiamo paura di ogni rumore, sentiamo molti animale aggirarsi attorno. Fa sempre più freddo più cala la notte. Guardiamo fissi la strada aspettando che arrivi l’auto promessa. Facciamo a turno per stare in piedi e svegli nel timore che arrivi qualcuno che ci possa vedere ( la polizia).

10 febb.

Sono le 9 del mattino, penso che non arriverà più nessuno. Decido per tutti di partire, mi seguono. Vediamo alcune case sparse nei monti. Cerchiamo aiuto, ma ci chiudono la porta.

Ho sempre più la febbre alta, mi sento svenire e sono una stufa di calore. Ho tanta sete e anche se mi fa venire vomito inizio a bere dai piccoli  ruscelli di montagna, mangiamo i semi delle pigne…

Siamo disperati, decidiamo di uscire in strada e cercare un aiuto, anche se dalla polizia. Entriamo in una casa dove un anziano che aveva fatto la guerra in  Russia ci capisce e ci ospita. Ci fa un the e finalmente ci scaldiamo i piedi. Il vecchio militare ci guarda molto sorpreso, cenando con la testa “ come vi capisco”…impariamo dove siamo, siamo a pochi km dall’ Italia. Ci dice  che c’è  un cantiere di muratori a pochi km che ci potranno aiutare.

Arriviamo al posto detto, e parlo( qualcuno capiva russo) con i muratori, sono molti gentili,  ci accompagnano con un  Van in stazione per raggiungere la prima città italiana, che imparo dopo essere  Gorizia.

Dal momento della partenza sono trascorse 3 settimane… nessuno ha più notizie di noi. In stazione telefono a mia cugina in  Italia ( moglie del mio compagno di viaggio) che ci dice ci davano già per dispersi e mi informa su come arrivare a Ferrara., ma mi comunica anche  che è morta la mamma di mio cugino … e’ nuovamente notte, in stazione non posiamo rimanere, gira in contino la polizia…prendiamo un taxi che  ha capito tutto appena ci a visto…ci accompagna in un campo vicino al confine italiano. Dobbiamo seguire la luce , ci consiglia gentilmente…ancora…

Passiamo vicino ad abitazioni i cui cani ci incutono timore con guaiti ed ululati. Dobbiamo anche attraversare alcuni giardini e saltare alcuni cancelli per uscire finalmente in strada. Non sappiamo di essere già in Italia. Cerco di capire dove siamo dalle targhe. Sono quasi tutte slovene e inizio a piangere perché penso che siamo tornati nuovamente indietro. Ma sono le auto degli sloveni che lavorano in frontiera.

Seguiamo la grande luce che pensiamo essere la stazione, si avvicina un’auto della polizia italiana e ci chiede i passaporti. Imparo cosi che sono in  Italia.

Mi portano ancora in carcere , siamo interrogati per ore in quanto pensano che siamo corrieri della droga, alcune donne militari ci spogliano ( nudi…)e ci perquisiscono. Chiedo a Dio se è giusto che dopo queste 3 settimane di sofferenza tutto svanisca e sia rispedita nuovamente in Moldova. Piangiamo e preghiamo tutti e 4 e vivo con il dolore di non poter dire a mio cugino della morte di sua madre…non riuscivo di trovare una risposta , come faccio  a restituire i soldi prestati….tutta la notte ci hanno interrogato, ora ci fanno le foto segnaletiche con il numero davanti, come dei delinquente, prendono anche le impronte, cosi siamo al completo…

Ci rilasciano alle 13 con il foglio di via. Abbiamo 15 giorni per uscire dal paese. Gli altri  vogliono tornare indietro approfittando del foglio di via, ma riesco a  convincerli  e proseguiamo.

 Camminiamo a piedi e vediamo un parcheggio di camion. Dio mi manda un aiuto, ècco il mio buon samaritano. Parla  la mia lingua. Ci porta in un bar, ci compra da mangiare e ci accompagna a piedi in stazione. Prendiamo il treno per Mestre e poi via per Ferrara.

 Mi guardo allo specchio. Dove è finito il mio bel viso carino? I capelli sporchi, il viso bluastro dal freddo, i vestiti sono pieni di resina di pino, terra e fango. Sono piena di lividi, piccole escoriazioni e ferite dai rami. Ma a Ferrara, ed è in stazione da 24 ore, ci attende mia cugina, ci abbracciamo tutti piangendo…

P.S.   Grazie per la pazienza  che avete avuto per leggere quieto racconto, che purtroppo ancora adesso mi mete grande tristezza, mi fa venire  i brividi….

 

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