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Volo Milano - Chisinau

 

Volo Milano (Malpensa) - Chisinau ,scalo a Budapest, con Air Moldova International. C’era una volta... Beh, così cominciano le favole... Quel giorno (il 1 dicembre del 2003) me lo ricorderò per sempre come un giorno di adrenalina... Due giorni prima avevo contato tutto il percorso che dovevo fare con i mezzi pubblici, da casa, che mi ha ospitato per tre mesi, fino all’aeroporto di Malpensa: il pulmann fino alla fermata di metropolitana “Primaticcio” - 15 minuti (attesa inclusa), da “Primaticcio” a “Cadorna” – 10 minuti e dalla stazione di Cadorna con il trenino apposito - circa 40 minuti dirtettamente al terminal I, da dove si fa l’imbarco sull’aereo della compania ungherese “Malev”, con la destinazione Budapest. Per lunedi è stato previsto uno sciopero dei mezzi pubblici dei trasporti, anticipamente anunciato e che doveva far l’inizio alle 9.00. Va be’, io non mi preoccupavo - il mio scopo era di arrivare alla stazione di Cadorna prima delle 9.00 (l’aereo partiva alle 10.00). Domenica sera ho fatto tutte le valigie e... non vedevo l’ora che arrivi il mattino per partire a casa! (“... Generale, queste cinque stelle, queste cinque lacrime sulla mia pelle, che senso hanno dentro il rumore di questo treno, che è mezzo vuoto e mezzo pieno e va veloce verso il ritorno. A due minuti è quasi giorno e quasi casa e quasi amore!..” ). E pertanto sono uscito da casa in anticipo alla mattina, dopo una lunga stretta di mano del ragazzo pugliese, con il quale ho condiviso la stanza durante il mio soggiorno a Milano. Arrivato alla fermata del pulmann ho visto che c’era già tanta gente ad aspettare. Ho sentito le mie mani leggermente tremare... Infatti, ho aspettato per 25 minuti e non è arrivato nessun pulmann. Qualcuno ha detto, che il sindacato ha anticipato lo sciopero. Che allegria! Sono solidare con i lavoratori, ma io adesso cosa faccio... Con le valigie ho dovuto di fare un bel pezzo di Via Lorenteggio a piedi ( quattro semafori) per arrivare fino al parcheggio di taxi, che era già pieno di gente, che cercava i mezzi per raggiungere il posto di lavoro e non c’cera nessun taxi in giro. Ma quando è arrivato il primo, ho pregato, quasi in genocchio il signore, cui era il turno di salire, di prendermi fino a Cadorna, motivando che sto perdendo l’aereo. Meno male che era una persona solidare. Cosi sono salito sul taxi anch’io. Ma salire sul taxi non è acora tutto! Per causa di sciopero dei trasporti pubblici, molti in quel giorno hanno preso le macchine per andare a lavorare, le strade erano imbottite dalle auto e il percorso, che si fa di solito in 15 minuti noi abbiamo fatto in quaranta... Durante il cammino sentivo sempre di più la schiena coprirsi dal sudore freddo... Sono arrivato alla stazione di Cadorna un minuto prima di partenza del “Malpensa-Express” ed ho preso il trenino al volo! Ma anche il treno ha ritardato 15 minuti. Di corsa - check in. E quando stavo passando il controllo dei passaporti alla frontiera, mi hanno chiamato per nome e cognome due o tre volte dal altoparlante, perchè mi sbrighi all’imbarco. C’era una coda di gente, davanti allo sportello di controllo, ma io ho sorpassato tutti, al volo - mostra del passaporto, consegna del PdS al funzionario della polizia di frontiera e di corsa all’uscità d’imbarco. E solo sull’aereo mi sono permesso di rilassarmi e tirare un sospiro di sollievo. Una breve chiamata ai miei amici della Cooperativa “Lule” da Abbiategrasso con il cellulare (anche se le hostess mi hanno guardato storto) e l’aereo è decollato. Ma che meraviglia di ammirare le cime delle Alpi che penetrano le nuvole! Ho fatto persino una foto (che un paio di settimane fa è diventata il trofeo di una ragazza, che mi gira attorno ultimamente). Lo scalo a Budapest è passato senza avventure - avevo 40 minuti di tempo tra l’atteraggio dell’aereo da Milano è il decollo di quello per Chisinau (quando dopo l’atteraggio l’aereo stava arrivando alla sosta, ho visto dal finestrino il SAAB moldavo). Dopo quasi un ora di volo l’aereo ha cominciato ad abbassare la quota. E quando abbiamo penetrato le nuvole ho sentito i battiti del cuore - ho visto la parte del corso Dacia e “Il cancello della città” - due stabili che stando di fronte uno ad altro sulle parti opposte del corso fanno davvero l’impressione di un cancello. Quando l’aereo è atterato, ho passato il controllo dei passaporti alla frontiera. Ho preso i bagagli e volevo passare la dogana, quando un doganista (un giovane con le stelle di tenente sulle spallette) si è appiccicato alla mia chitarra (ho portato una 12-corde dall’Italia), sostenendo che gli strumenti musicali vanno dichiarati. Ho detto : “Scusa, ma lasciami in pace, non è un violino di Antonio Stradivari!” Dopo aver capito che oggi non era il suo giorno, il funzionario mi ha lasciato passare. All’uscita ci siamo abbracciati con i miei genitori, che sono venuti a prendermi in macchina all’aeroporto ed io mi sono sentito finalmente a casa!

 Silvano
9 giugno 2004

 

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